Fantastico! Ecco la pagina completa con lo stesso testo anonimo e le sei riscritture in stile: Marino, Galileo, Corneille, Molière, Pascal, Milton. Salvala come, ad esempio, a_stilometria015.html.
Uno stesso contenuto viene rifatto secondo sei tradizioni: Marino (barocco), Galileo (prosa scientifica),
Corneille (tragico classico), Molière (comico), Pascal (pensiero morale), Milton (epica).
Come funziona
Leggi il testo anonimo (≈20 righe). Poi seleziona un autore per vedere la riscrittura.
In fondo trovi il **confronto affiancato** e una **mini-heatmap** indicativa dei tratti (ornato, ragione, teatro, aforismi, epica).
Testo Anonimo
Era una mattina chiara, il rumore dei tram arrivava ovattato dalla strada principale.
Le saracinesche si alzavano una dopo l’altra, con un cigolio breve e una scossa di polvere.
Nel bar all’angolo la macchina del caffè sputava vapore, e tazze bianche tintinnavano sui piattini.
La piazza aveva l’odore dell’acqua appena gettata sui sampietrini.
Una donna con la sciarpa rossa camminava a passi misurati, guardando l’orologio.
Un cane, nero e paziente, misurava il perimetro delle panchine come una guardia senza divisa.
Un ragazzo, con lo zaino aperto, inseguiva una penna caduta e rideva da solo.
Le finestre si aprivano a ventaglio, lasciando uscire sillabe di radio e stoviglie che si sfioravano.
L’autobus passò lento, con pochi passeggeri addormentati dietro vetri appannati.
Un manifesto scolorito prometteva eventi già trascorsi, ma teneva ancora il muro insieme al suo nastro.
I piccioni, in assemblea, contavano briciole come monete antiche.
Il giornalaio sistemava i titoli allineandoli come carte da gioco.
Un uomo con un mazzo di chiavi aprì una porta pesante, e l’eco cadde nel cortile.
L’odore del pane arrivò improvviso da una traversa, e qualcuno accelerò il passo.
Il semaforo, distratto, alternava i colori con la calma di un vecchio maestro.
Una bicicletta sbucò, tagliando l’aria come una firma veloce.
Un bambino si fermò davanti a una pozzanghera, indeciso se farne un mare o un ostacolo.
Dal campanile, le nove rintoccarono come un accordo provato mille volte.
Per un istante, tutto parve trattenere il fiato, come se la scena aspettasse un segnale.
Poi la mattina riprese a scorrere, uguale e diversa, come una pagina ancora da scrivere.
Seleziona un autore per vedere la trasformazione. Premi di nuovo per nascondere.
Versione in stile Giambattista Marino
Oh chiara madre-aurora, che d’argentee rugiade spruzzi i lastrici urbani!
Il ferro dei tram, lucerteo, s’insinua tra i binari come serpe che carezzi e morda;
squilla la serraglia delle saracinesche, e d’ogni cigolio nasce un trillo di polve
che danza al sole, minuta com’oro filigranato. Nel bar, calda chimera, il caffè
sbuffa nere incensiere; e le tazze, avorio vibrante, si baciano in casti tintinni.
Rossa una sciarpa — rosea ferita nel giorno — governa il passo d’una beltà modesta;
e un cane, ombra fedele, cinge le panchine come cavaliere il suo maniero.
Un garzoncello, Apollo distratto, rincorre la penna fuggitiva e ride: perla
che rotola dal labbro. Finestre ventagliate spargono sillabe domestiche,
piatti che si sfiorano come conchiglie al lido. Lento, l’autobus trascorre,
bigoncia di sogni sopiti; un manifesto, pallido reliquiario, tiene il muro in voto.
Con gravità di Senato i piccioni computano briciole monetate; il giornalaio
raddrizza i destini in colonna. Le chiavi cantano, porta grave si schiude,
eco discende a braccio di scala. Pane odoroso! tiranno gentile dei passi.
Semaforo ieratico, tre grazie cromate. Una bici incide firma veloce nell’aria,
e un fanciullo, al cristallo d’una pozzanghera, scruta oceani in miniatura:
mare che invita, ostacolo che ritrae. Le nove suonano: e il mondo, sospeso,
riprende il filo, come tela che l’Arachné mattutina continua.
Versione in stile Galileo Galilei
Osservasi che, nelle mattine serene, il suono de’ tram (per via della densità più uniforme
dell’aria) giunge attenuato e più eguale. Le saracinesche, sollevandosi con moto uniforme,
producono un breve stridio, cui succede caduta di minute particelle di polvere, visibili
in controluce. Nel luogo detto “bar”, una macchina a pressione emette vapore caldo
e odoroso: l’effluvio del caffè, che per consuetudine provoca nel passante accelerazione
del passo (effetto sperimentabile più volte). Notasi donna con benda scarlatta al collo,
che misura il tempo su orologio; un cane percorre, con perseveranza, il perimetro di certe
panchine. Un giovane, avendo lasciato cadere una penna, la recupera ridendo: esperimento
picciolo, ma non inutile a dimostrare come l’animo soggiaccia a moti spontanei.
Dalle finestre, aperte a ventola, si odono voci e stoviglie: effetti naturali di convivenza.
Un carro pubblico (detto autobus) procede a minor velocità; dietro vetri appannati,
passaggeri sopiti. Un cartello vecchio mantiene il muro: la colla, benché indebolita,
resiste. I columbini ripartono briciole; il venditore di fogli ordina titoli.
Uomo con mazzo di chiavi apre porta grave: l’eco discende nel cortile, conforme
alla figura del luogo. L’odore del pane (nuovo) muove alcuni a passo più celere.
Il segnalatore di strada alterna tre luci; una bicicletta incide breve traiettoria.
Un fanciullo, davanti a pozza d’acqua, esita. Suonano le nove. Intervallo di sospensione
generale, quindi ritorno al moto consueto della giornata.
Versione in stile Pierre Corneille
La città si ridesta, e in quell’ordine severo ciascuno cerca il proprio onore.
I tram tacciono a mezzavoce, come eroi prima del cimento; le saracinesche
si levano con clangore temperato, segno che il dovere non conosce indugio.
Una donna avanza, stretta nel rosso che la distingue: al polso il tempo la sfida,
ma ella non cede. Un cane, vigile, compie il giro come sentinella fedele.
Un giovane si china alla penna caduta: gesto minimo, ma in esso si cela
la fermezza che rialza ciò che precipita. Dalle finestre la vita domestica
si dichiara; un veicolo lento porta anime sospese. Un manifesto antico
mantiene una promessa che non può più rendersi: anche questo è onore,
resistere quando il mondo si consuma. I piccioni dividono il poco con equità,
il giornalaio raddrizza il vero in colonna. S’apre una porta, scende un’eco:
si aprono vie, scendono responsabilità. L’odore del pane convoca i passi;
il segnale della strada comanda con giustizia imparziale. Una bici traccia
il nome nell’aria; un fanciullo, davanti all’acqua, deve scegliere: mare o freno.
Suonano le nove: che ogni cuore riprenda il suo proposito.
Versione in stile Molière
(SCENA: piazza mattutina. Un Oste, una Signora con sciarpa rossa, un Giovane, un Cane; entra un Giornalaio.)
OSTE — Il caffè fuma! Chi non si sveglia è per sua colpa!
SIGNORA — (guardando l’orologio) Ah, se il tempo avesse buone maniere!
CANE — (gira, dignitoso) Bau. (che in lingua canina vuol dire: «Sorveglio.»)
GIOVANE — (raccoglie la penna) Eccola! L’ho vinta! (ride)
GIORNALAIO — (allineando) Titoli! Titoli freschi! La giornata, signori, vuole ordine.
OSTE — (alle tazze) Non fate pettegolezzo!
SIGNORA — (annusando) Pane! Oh, il pane è l’unico galantuomo puntuale.
CANE — (approvando) Bau. (che vuol dire: «Concordo.»)
GIOVANE — (al bambino) Se salti, è mare; se non salti, è ostacolo. Ecco la filosofia.
(Tutti si fermano un istante. Campane.)
CORO — Le nove! (riprendono a muoversi con vivacità ordinata.)
Versione in stile Blaise Pascal
— Le mattine chiare ingannano: ci persuadono d’ordine, ma l’uomo è inquieto.
— Una donna guarda l’orologio: non è il tempo a comandare, è la paura di perderlo.
— Un ragazzo ride d’una penna ritrovata: piccola vanità che consola più della verità.
— Il pane muove i passi: è giusto. Le nature hanno bisogno di poco; i desideri, di troppo.
— Le campane delle nove: ricordano che tutte le ore sono uguali, ma nessuna ci basta.
— Mare o ostacolo? L’immaginazione ingrandisce il primo, raddoppia il secondo.
— Ciò che ci trattiene un istante non è il mondo, siamo noi: distratti, divisi.
— E tuttavia, nel respiro che ritorna, vi è una grazia.
Versione in stile John Milton
Cantiamo, Musa, la mattina che si leva su pietre irrigate, e l’aria, dolce
di primi rumori, accoglie il ferro temperato dei tram. Le saracinesche, poste
a guardia della notte, cedono, e il polviscolo s’innalza come vapore di sacrificio.
Nel tempio del caffè, bruna libagione, suonano tazze di smalto: innocenti armi.
Viene una Donna, segnata da sciarpa vermiglia, e il tempo — quel tiranno —
le stringe il polso; ma ella passa. Un cane vigila; un giovane insegue
penna fuggitiva e ride: che il riso, talvolta, sia presagio di bene. Le finestre
si aprono; l’autobus, grave, procede col sonno dei suoi. Un manifesto, pallida
memoria, ancora si tiene al muro: così certe speranze ai cuori. Piccioni
contabili, il venditor di fogli, l’uomo delle chiavi che apre e fa scendere l’eco
come in caverna. Odor di pane: manna minuta che sollecita i passi. Tre luci
reggono il varco; una bici incide il nome nell’aria. Un fanciullo esita al bordo:
mare che chiama, scoglio che ammonisce. Suonano le nove; e il giorno,
sospesa un’ala, riprende il volo.
Confronto affiancato
Seleziona due versioni per leggerle in parallelo.
Mini-heatmap dei tratti
Scala qualitativa 0–3: Ornato barocco • Ragione/Osservazione • Teatro comico/tragico • Aforismi morali • Epica solenne.